STORIA

Credo nelle utopie. Per decenni le studiavo come storica dell’arte e professoressa universitaria specializzata nell’arte e criticismo dell’ottocento (PhD Boston University, 2000). Concentrandomi sui vari sognatori-riformatori che hanno immaginato un mondo dove il lavoro dignitoso e il bello erano per tutti, contemplavo i modi in cui quegli artisti hanno caricato l’arte e l’arte applicata con delle ideali impossibili.

Ho anche imparato però che l’utopia rimane una valida chiamata all’azione. Esprime la credenza che esistono modi migliori per vivere, lavorare, e consumare che rispettano  l’integrità e il benessere dell’uomo e dell’ambiente. Esprime la speranza che quest’obiettivo possa essere realizzato, anche se i risultati potrebbero essere limitati.

Da anni i miei panni da professoressa mi stavano diventando sempre più stretti, quindi ho preso il camice e i sabot dell lavoratore sempre pronti in fondo all’armadio, ho allestito il mio telaio da tessitura manuale in un laboratorio e ho avviato Tessitura Ponzianina nel 2022.

Il progetto aveva lo scopo di dare nuova vita al vecchio mestiere nella zona tradizionalmente artigianale di Via Ponzianina a Spoleto. L’obiettivo inoltre era di aggiungere una ragione ecologica alla tessitura: Fare tessili che contrastavano le prassi dannose dell’industria della moda. Volevo creare nuove stoffe da tessili usati lavorando a impatto zero nel rispetto dell’ambiente e basando tutto sulla collaborazione e l’inclusione.

Ho cominciato a tessere esclusivamente quello che si potrebbero chiamare stoffe collaborative: Il laboratorio funzionava come punto di  raccolta di abiti usati in zona. Poi i capi dei vicini sono stati tagliati a strisce o smagliati e riavvolti. Questo lavoro è stato eseguito da alcune donne migranti che incontravano difficoltà nell’inserirsi nel mercato di lavoro per cui necessitavano lavori temporanei. Infine, tessevo la lana recuperata e i pezzi ritagliati facendo o stoffe fini o tappeti grezzi, in base al materiale presente.